
La II assemblea diocesana degli oratori tra fede e regia
di Luca Gregorelli, Direttore del Servizio per la Pastorale Giovanile e l’Oratorio
“Cercate di raggiungere tutti con la gioia del Vangelo, valorizzando il meglio della vostra storia – pensiamo agli oratori – e sperimentando nuove possibilità di incontro.”
Con queste parole, Papa Leone XIV ci ha esortato, lo scorso 20 giugno durante la sua visita a Pavia, ad avere ancora a cuore l’oratorio come “luogo privilegiato in cui promuovere l’incontro con i giovani, l’incontro tra generazioni diverse, l’incontro con Gesù” (Lettera all’oratorio a conclusione della I assemblea diocesana, Settembre 2024).
Il nostro percorso “Ripensiamo l’Oratorio” ci sembra rispondere bene all’esortazione rivoltaci dal Santo Padre: dal 2022 abbiamo provato a mettere testa e cuore nell’oratorio per tornare a valorizzarlo come espressione della cura della comunità cristiana per le giovani generazioni. Forse, più che “Ripensiamo l’oratorio” dovremmo chiamarlo “Ripensiamo all’oratorio”: risulta urgente infatti che proprio la comunità torni a sporcarsi le mani nell’oratorio, assumendosi in prima persona la responsabilità educativa, nelle forme che come diocesi stiamo proponendo, perché l’educazione e la crescita umana e di fede dei ragazzi non può più essere delegata a uno solo ma diventi, appunto, una questione ecclesiale, nel senso più letterale del termine.
La II assemblea diocesana degli oratori, tenutasi presso l’Oratorio del Carmine nella mattinata di sabato 19 settembre, è stata l’occasione per fare il punto su due importanti sfide che l’oratorio di oggi si trova a dover affrontare: l’annuncio della fede e la regia educativa.
La prima parte ha visto l’intervento di don Michele Falabretti, direttore del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile dal 2012 al 2023, oggi parroco della Parrocchia dei S.S. Pietro e Paolo, Boccaleone Bergamo. “Dietro ogni gesto di cura ricevuto c’è il segno della tenerezza di Dio che non abbandona l’uomo. Cosa significa rendere presente il Vangelo tra i più piccoli? Innanzitutto, significa interpretare la vocazione di cristiani secondo la logica dell’incarnazione, del farsi prossimo di Dio all’uomo. In oratorio lo spazio messo a disposizione dalla comunità ha proprio il senso di avvicinarsi ai più piccoli e rimanere con loro. Stare in compagnia dei ragazzi o degli adolescenti in oratorio significa offrire un segno (anche se povero o limitato) della presenza del Signore tra loro, perché la compagnia degli uomini è ciò che Dio cerca da sempre, da quando chiamava Adamo
dicendo: “Dove sei?”. Un’evangelizzazione che diventa testimonianza, vita concreta sullo stile del Vangelo: Ma non può dimenticare il livello dell’esperienza: è necessario mostrare, prima che dimostrare, che il vangelo rende più umana e bella la vita di tutti. E questo può avvenire solo se tutta la persona ne viene coinvolta. L’oratorio punta a costruire esperienze, a far toccare con mano la possibilità di una vita buona. Per questo è un’esperienza necessaria e dovremmo stare molto attenti ad abbandonarlo: è per i ragazzi e gli adolescenti il laboratorio più efficace che abbiamo perché ciò che viene celebrato ogni domenica nell’eucaristia sia poi sperimentato nella vita e ciò che viene vissuto possa essere a sua volta celebrato”. Certo, restano diversi nodi al pettine, uno su tutti il cambiamento del contesto sociale in una società sempre più secolarizzata e consumista. Questo però non significa dover rinunciare a questo sogno chiamato oratorio, ma al contrario “è nell’assunzione di uno stile, nell’ostinazione dell’azione educativa che possiamo continuare ad annunciare il vangelo: a dire, cioè, che la vita di ciascuno sta nel cuore di Dio e che dicendolo agli altri, ciascuno trova se stesso”.
Nella seconda parte della mattinata è stato dato spazio al tema di cui si parlava in apertura, ovvero la necessità di ripensare alla regia dell’oratorio. Al termine della I assemblea ci siamo prefissati l’obiettivo di iniziare a formare le equipe educative, composte da giovani e adulti che si affianchino al sacerdote e/o al coordinatore per la progettazione e la realizzazione delle attvità di pastorale giovanile della parrocchia/unità pastorale.
Hanno presentato le loro esperienze già in atto gli oratori di Pavia Ovest, del Centro città e dell’UP di Germovin, offrendo un’interessante testimonianza di competenze, passione e cura messi in campo dalla comunità a servizio dei più giovani.
Il percorso continua. Il prossimo passo sarà recepire gli orientamenti che i vescovi lombardi, insieme a Odielle, hanno preparato per tutti gli oratori della regione proprio sul tema della regia. Un contributo fondamentale perché, oltre a dirci l’attenzione dei nostri vescovi verso l’oratorio, tracciano i prossimi passi del cammino che tutti saremo chiamati a fare e concretizzare.
Non è un cammino facile, ne siamo consapevoli, spesso mancano le forze e le persone che si impegnano sono sempre le stesse. Ma, come sperimentato la scorsa estate verso Santiago, la gioia della meta vale la fatica del cammino e come ci ha detto ancora Papa Leone a Pavia “Per non scoraggiarsi serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo, pessimista, incapace di generare vita nuova”.

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