Editoriale

Da Sant’Agostino a Santiago: 114 km che hanno cambiato un gruppo

di Luigi Greco

Primo agosto 2026, il momento tanto atteso è arrivato. Dopo il primo incontro a San Giacomo della Cerreta, il gruppo dei pellegrini pavesi si incontra per la seconda volta nel parcheggio del cimitero monumentale di Pavia: accompagnati dagli affetti e dai familiari, inizia la lunga traversata in direzione di Sarria, punto di partenza del nostro cammino.

Il primo giorno del nostro viaggio è caratterizzato dall’attraversamento della Francia, in direzione di Lourdes, dove passiamo la notte. L’arrivo nella famosa città mariana, in serata, ci consente di vivere un primo importante momento di gruppo: il Santo Rosario, recitato sulla tranquilla sponda destra del fiume che attraversa la cittadina. Rileggendo, a esperienza finita, questo viaggio di andata, costituito da tanti piccoli gruppetti autonomi che ancora non si parlano tra loro, il risultato del pellegrinaggio appare ancora più prezioso. Ma di questo parleremo in seguito.

Il giorno seguente, domenica 2 agosto, dopo una sveglia di buon mattino, partecipiamo alla Messa internazionale nella cattedrale, insieme ad altre 25.000 persone. Questo momento ci ricorda che siamo parte di una grande famiglia, riunita per lo stesso motivo: celebrare l’Eucaristia. Con questo messaggio nel cuore, ripartiamo in direzione di Burgos, ultima tappa in pullman prima dell’inizio del cammino. Piano piano il gruppo inizia a legare: raccontiamo aneddoti dei nostri oratori, giochiamo a carte e impariamo a conoscerci meglio. Ma le gambe scalpitano e, finalmente, il grande giorno è arrivato.

3 agosto 2026, ore 5:00. Ci prepariamo per la partenza in direzione di Sarria. Il viaggio in pullman, nelle insolite tenebre delle sei del mattino, in Spagna del Nord il sole sorge molto più tardi rispetto a Pavia, è caratterizzato dal grande desiderio di iniziare a camminare. Finalmente si parte. Primo timbro sulle credenziali nella chiesetta di Sarria e via, in direzione di Portomarín. I pellegrini partono con gli zaini pieni di speranze, preoccupazioni e desideri e arrivano velocemente a destinazione, conoscendosi tra loro, parlando, cantando e ballando. I pranzi con il menù del pellegrino, i momenti di silenzio del proprio deserto personale e il proprio passo verso la meta, Santiago, che all’attraversamento del km 100 sembra tanto vicino quanto, allo stesso tempo, estremamente lontano. Il cammino scivola via velocemente: 114 km ci portano rapidamente alla destinazione.

Il secondo giorno di cammino è caratterizzato dal maltempo, che porta con sé i primi problemi fisici nel gruppo: vesciche, dolori alle gambe, stanchezza dovuta ai tanti chilometri e alle poche ore di sonno. Ma com’è possibile che, nonostante tutto, il gruppo diventi sempre più affiatato? Qualcosa sta agendo all’interno del gruppo. I ragazzi sono ormai inseparabili, camminano in gruppi completamente nuovi e hanno aneddoti da raccontare che, fino a qualche giorno prima, sembravano impensabili.

Ed eccoci arrivati alla tappa tanto temuta: Arzúa, 30 km netti di cammino, ma finalmente si entra nel cuore della Galizia, sempre più vicini a Santiago.La lunga tappa è una delle più caratteristiche del cammino, attraversando importanti luoghi della tradizione culinaria galiziana, famosi per il polpo e per i dolcetti al miele. I pellegrini camminano con passo deciso fino ad arrivare a destinazione. Il paese di Arzúa ci regala tanti momenti iconici. Primo tra tutti, mentre aspettiamo i nostri sacerdoti per l’inizio della celebrazione del pellegrino nella chiesa parrocchiale, arriva la comunicazione che sono rimasti chiusi in camera e hanno dovuto chiamare i pompieri per poter uscire. Passato questo momento, dopo cena, la proprietaria del bar vicino alla chiesa dove abbiamo recitato i vespri, Esperanza, ci permette di fare il karaoke. Questo gesto apparentemente banale consente al nostro gruppo di pellegrini di fare amicizia con un gruppo di pellegrini pisani presenti in ostello e con un gruppo di spagnoli, cantando sulle note di Un Beso y una Flor, nuova colonna sonora del cammino.

Il giorno seguente passa velocemente: ormai in testa c’è solo l’ultima tappa. Sveglia alle 3:30, partenza alle 4:15 in direzione di Santiago. Cari pellegrini, ormai ci siamo. Alla luce delle lampade frontali, immersi nel buio dei boschi galiziani, avanziamo con passo costante, compatti, in direzione della cattedrale. Alle ore 10:00 varchiamo l’arco alla destra dell’abside, sulle note della cornamusa che accompagna i pellegrini, e le lacrime diventano incontenibili: ce l’abbiamo fatta!

Da Sant’Agostino a Santiago, come il nostro direttore, Luca Gregorelli, ha chiamato il pellegrinaggio, i pellegrini pavesi arrivano alla cattedrale dopo 114 km di risate, pianti, nuove amicizie e consolidamento di amicizie esistenti.

Alcuni di noi sono partiti da soli, o conoscendo una sola persona, e sono tornati con 43 amici, pronti ad aiutarsi nel momento del bisogno. La gioia sconfinata nell’abbracciare il Santo nella cattedrale, nel vedere il Botafumeiro durante la Messa del pellegrino e, per chi ne ha avuto la possibilità, nel fare il bagno nell’oceano a Finisterre, completa i rituali del pellegrino.

Il momento di rientrare è dunque arrivato. Un lungo viaggio in pullman, con tappa a Barcellona per la notte e poi destinazione Pavia, riporta indietro un gruppo molto più coeso di come era partito. Come detto in precedenza, l’atmosfera sul pullman durante il viaggio di ritorno è completamente diversa: canti, giochi e tante chiacchiere, e un unico gruppo, formato anche per mano di San Giacomo, che ci ha chiamati a raggiungerlo a piedi nella sua casa.

Come pellegrino, sono troppi i ringraziamenti da fare e che forse potrebbero non interessare il lettore di questo articolo. Ma, oltre al banale ringraziamento ai compagni, ormai fratelli, con cui ho condiviso questo cammino e ai sacerdoti, don Davide Rustioni e don Andrea Nanni, che ci hanno accompagnato spiritualmente in questi giorni, non posso non ringraziare il direttore della Pastorale Giovanile, Luca Gregorelli, per aver reso tutto questo possibile. Ora posso dare ragione a chi dice che Santiago è un viaggio capace di cambiare delle vite e anche degli interi gruppi.