di Luca Gregorelli
Non sono ancora riuscito a scrivere il mio personale ricordo di Papa Francesco perché la scorsa settimana sono stato travolto dalle modifiche al programma del Giubileo degli Adolescenti, vista la coincidenza con i funerali del Santo Padre.
Ora però, a bocce ferme, affiorano parole e gesti, insegnamenti e ricordi, uniti ad un po’ di malinconia.
“Todos, todos, todos”: in quel grido accorato a Lisbona è, secondo me, racchiuso il senso di un pontificato che, come dice il Cardinal Versaldi, “ha avuto il coraggio di aprire la Chiesa”.
Una Chiesa che “accoglie tutti ma non accoglie tutto”.
Jorge Mario Bergoglio ha riportato al centro quell’evangelii gaudium – la gioia del vangelo – con cui ha aperto e guidato il suo pontificato. Ha insegnato e mostrato che la misericordia di Dio è più grande dei nostri errori e dei nostri peccati. È andato dagli ultimi facendoli sentire primi. Ha affrontato situazioni e aperto processi nella Chiesa che dobbiamo avere la forza e il coraggio di portare avanti. È rimasto uomo normale, come amava dire, in un ambiente in cui, per alcuni, carrierismo e arrivismo sono molto più importanti di quello che vorrebbero farci credere con un’ostentata falsa modestia (come non ricordare le parole del Papa contro il clericalismo nella Chiesa, a volte più dei laici che dei preti).
Sembrano cose normali a dirsi, queste, ma nei decenni scorsi erano state un po’ messe in disparte a favore di un’attenzione sempre più insistente (e soffocante) sulla bioetica e sulla morale coniugale e sessuale, che parevano essere l’unica materia di annuncio. Quando invece la priorità in Europa, vera terra di missione ormai, era tornare al kerigma e alla misericordia di Dio.
Unica voce autorevole in un panorama politico mondiale fatto di piccoli uomini, non si è mai stancato di cercare la pace non come un’utopia, ma come l’unica via possibile e ragionevole per fare l’interesse dei popoli e non dei potenti.
Ho avuto la grazia di seguirlo nelle Giornate Mondiali della Gioventù a Rio de Janeiro, a Cracovia e infine a Lisbona. Ogni sguardo, ogni incontro, ogni sorriso dicevano molto di un uomo che ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale”.
Nel cuore porto tutti questi incontri. Voglio però citare qui la GMG di Rio, la sua prima, in cui si è fatto “peregrino do amor e mensageiro do Senhor”, facendo respirare a noi che eravamo là una nuova primavera.
Grazie di tutto Papa Francesco, sei stato una boccata d’aria fresca in un mondo con il fiato corto.
E come cantavamo e ballavamo a Rio, sulla spiaggia di Copacabana insieme ad altri 4 milioni di giovani, “Tua benção Francisco nos traz, mas uma raio de luz de esperança e de amor e de paz” (La tua benedizione, Francesco, ci porta un raggio di luce, speranza, amore e pace).
